| ATTO IV - SCENA II MEGADORO, EUCLIONE | |
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| ME. | (facendoglisi incontro) Salute e fortuna eterna a te, Euclione. |
| EU. | Gli dèi ti siano propizi, Megadoro. |
| ME. | E tu? Stai bene come vorresti? |
| EU. | (tra sè) Non è per caso che il ricco si rivolge affabilmente al povero. Quest'uomo sa che ho dell'oro; per questo mi saluta tanto affabilmente. |
| ME. | Dimmi dunque, stai bene? |
| EU. | Per Polluce! non troppo bene per via del denaro. |
| ME. | Per Polluce! se il tuo animo è sereno, ne hai abbastanza per trascorrere un'esistenza felice. |
| EU. | (tra sè) Per Ercole! la vecchia deve avergli parlato dell'oro: è chiaro, evidente. Le taglierò la lingua e le caverò gli occhi, non appena a casa. |
| ME. | Che hai, che parli da solo? |
| EU. | Mi lagno della mia povertà. Ho una figlia grande, ma senza dote; impossibile accasarla: non so proprio a chi potrei sposarla. |
| ME. | Taci; sta' di buon animo, Euclione. Avrà la sua dote; ti aiuterò io; dimmi se hai bisogno di qualcosa, ordina. |
| EU. | (tra sé) Poiché, ora chiederà. Egli spalanca la bocca per divorare il mio oro, Tiene in una mano una pietra, mostra un pane nell'altra. Non mi fido d'un ricco ch'è tanto affabile con un povero. Quando gli stringe gentilmente la mano, vi deposita qualche danno. Li conosco codesti polipi: basta che tocchino qualcosa, che non l'abbandonano più. |
| ME. | Prestami un po' t'attenzione; voglio dirti due parole su un affare che ci interessa entrambi, Euclione. |
| EU. | (c.s.) Ah povero me! M'hanno sgraffignato il mio oro. Ecco quel che vuole, lo so bene: venire a patti con me. Ma andiamo a dare un'occhiata a casa. (Corre verso casa.) |
| ME. | Dove vai? |
| EU. | Torno subito da te: devo vedere qualcosa a casa mia. (Entra in casa.) |
| ME. | Per Polluce! sono sicuro che quando accennerò a sua figlia, e gli chiederò di darmi la sua mano, crederà che io lo voglia prendere in giro. Non v'è uomo al mondo che la povertà renda più spilorcio. |
| EU. | (a parte, uscendo di casa) Gli dèi mi proteggono, il patrimonio è salvo. È salvo ciò che non è perduto. Ma ho tremendamente paura. Prima d'entrare, ero senza fiato. (Forte) Torno da te, Megadoro, se hai bisogno di me. |
| ME. | Te ne sono obbligato. Non ti rincresca, ti prego, di rispondere alla domanda che ti farò. |
| EU. | Purché tu non mi faccia una domanda alla quale non mi piaccia rispondere... |
| ME. | Dimmi un po', che ne pensi delle mie origini? |
| EU. | Buone. |
| ME. | E del mio credito? |
| EU. | Buono. |
| ME. | E della mia condotta? |
| EU. | Né cattiva nè disonesta. |
| ME. | La mia età la conosci. |
| EU. | So che è grande, come le tue sostanze. |
| ME. | Anch'io - per Polluce! - ti ho sempre considerato un cittadino dotato di buone qualità, e tale ti considero tuttora. |
| EU. | (tra sé) Egli ha fiutato il mio oro. (Forte) Ebbene, che vuoi da me? |
| ME. | Poiché tu conosci me e io conosco te - il che possa portar bene a me, a te e a tua figlia! - io ti chiedo in moglie tua figlia. Dammi la tua parola. |
| EU. | Ah, Megadoro! Tu commetti un'azione che non fa onore alla tua condotta: farti gioco d'un poveraccio come me, che non ha alcuna colpa verso te e verso i tuoi! Non ho mai meritato né con le mie azioni né con le mie parole che tu facessi ciò che stai facendo. |
| ME. | Per Polluce! non vengo a burlarmi di te né mi sto burlando di te né te ne ritengo degno. |
| EU. | Perché dunque mi chiedi mia figlia? |
| ME. | Perché grazie a me la vada meglio per te, e grazie a te e ai tuoi meglio per me. |
| EU. | Io penso, Megadoro, che tu sei un uomo ricco, con molte aderenze, mentre io sono il più povero tra i poveri. Ora, se io ti dessi mia figlia, penso che tu saresti il bue e io l'asinello: quando fossi aggiogato assieme a te, quando non potessi portare il medesimo carico, ioo l'asino, mi lascerei cadere nel fango, mentre tu, il bue, non mi degneresti di un'occhiata, come se non fossi mai esistito. Mal sopportato da te, perfino la mia classe si farebbe beffe di me. Da nessuna parte avrei una stalla stabile, se dovesse verificarsi una separazione. Gli asini mi strazierebbero coi morsi, i buoi mi inseguirebbero con le corna. È questo il gran pericolo, se m'elevassi dagli asini ai buoi. |
| ME. | Quanto più strettamente ci s'imparenta con gente onesta, tanto meglio è. Accetta questo partito; ascoltami, e dammi tua figlia. |
| EU. | Ma non ho nulla da darle in dote. |
| ME. | Non dargliela! Purché venga da me con un buon carattere, è sufficientemente dotata. |
| EU. | Te lo dico, perché tu non creda che io ho trovato dei tesori |
| ME. | Lo so, non occorre che me l'insegni. Accordami la sua mano. |
| EU. | Sia... Ma - Per Giove! - sono forse morto? |
| ME. | Che hai? |
| EU. | Che cos'è stato questo rumore? È come se un ferro.... (Si precipita in casa.) |
| ME. | Stanno zappando il mio giardino... Ma dov'è il mio uomo? Se n'è andato senza darmi una risposta. Egli mi disprezza perché vede che io cerco la sua amicizia. Si comporta come tutti gli uomini. Se un ricco va a chiedere un favore a uno più povero, il povero teme quell'incontro; per la paura, manda a monte l'affare. Poi quando quell'occasione è sfumata, la desidera; ma ormai è tardi. |
| EU. | (comparendo dall'uscio e rivolgendosi a Stafila, che non si vede) Per Ercole! se non ti faccio mozzare la lingua, ti autorizzo a farmi castrare da chi vuoi; te lo ordino. (Chiude l'uscio.) |
| ME. | Per Ercole! Euclione, mi accorgo che tu mi giudichi il tipo adatto per divertire la gente, data l'età avanzata. Non me lo merito. |
| EU. | Per Polluce! Niente affatto, Megadoro; se anche lo volessi, non ne avrei la possibilità. |
| ME. | E allora! Vuoi darmi tua figlia? |
| EU. | Alle condizioni e con la dote che t'ho detto. |
| ME. | Acconsenti, dunque? |
| EU. | Acconsento. |
| ME. | Gli dèi facciano ben riuscire quest'affare! |
| EU. | Gli dèi lo vogliano! Cerca di ricordarti quanto s'è convenuto: mia figlia non ti porterà alcuna dote. |
| ME. | Bene. |
| EU. | Il fatto è che io so bene che voi siete abituati a ingarbugliare le cose: ciò che s'è pattuito non s'è pattuito, ciò che non s'è pattuito s'è pattuito... fate quel che vi pare. |
| ME. | Tra me e te non vi saranno controversie. Ma v'è qualche impedimento perché non si facciano le nozze oggi? |
| EU. | No, per Ercole! Va benissimo. |
| ME. | Allora vado a fare i preparativi. Hai bisogno di me? |
| EU. | No. Statti bene. |
| ME. | (chiamando un servo) Ehi, Strobilo, svelto, seguimi al mercato; spìcciati. (S'allontana assieme al servo per la via della piazza.) |
| EU. | Se n'è andato. Dèi imortali, vi scongiuro: che potenza ha l'oro! Credo ch'egli abbia udito dire che ho un tesoro a casa e lo desidera; ecco perché ha insistito per imparentarsi con noi. |