Era un greco originario di Taranto, nella Magna Grecia. liberto di Livio Salinatore (di cui probabilmente ereditò il praenomen), lo seguì a Roma nel 272 a.C.
A Roma esercitò la professione di grammaticus, insegnò latino e greco, scriveva testi drammatici e partecipava da attore alla messa in scena dei suoi lavori. Nel 240, ai ludi, un suo testo drammatico fu il primo ad essere rappresentato nella capitale.
La sua opera più importante e significativa fu la traduzione nel saturnio (il tradizionale verso latino) dell'Odissea omerica, di cui ci sono giunti 36 frammenti.
Avendo ricevuto grandi onori per un partenio in onore di Giunone, la sua associazione professione, il collegium scribarum histronumque, venne insediata nel tempio di Minerva sull'Aventino.
Della sua produzione in ambito teatrale resta molto poco, poco più di qualche titolo. Tra le sue tragedie (per lo più legate al ciclo Troiano), ricordiamo l'Achilles, l'Aiax mastigòphorus, l'Equos Troianus e l'Aegisthus. Per quanto riguarda le commedie è possibile ricordare soltanto il Gladiolus, che può essere considerato il precedessore del Miles Gloriosus di Plauto.
Ebbe molta fortuna l'Odusia, in quanto divenne un testo scolastico. In questo modo la conoscenza dell'Odissea non rimase limitata soltanto all'elite aristocratica. Nel processo di traduzione adoperò parole solenni del linguaggio religioso e forme grammaticali che al suo tempo suonavano arcaiche, per mantenere il linguaggio e lo stile dell'epica greca. Andronico trasforma il testo di partenza tutte le volte che un concetto risulterebbe inaccettabile alla mentalità dei Romani del suo tempo (es. quando Omero parla di un eroe <<pari agli dèi,>>, Andronico preferisce definirlo di <<grandissimo e di primo rango>>)