Latino: Le forme preletterarie

Le forme preletterarie

Molto spesso i letterari e poeti latini citano delle formule in una lingua arcaica, ritmate e con assonanze. Esse sono i carmina sacrali (carmen -> cano, canto), oppure erano anche frammenti delle leggi delle XII tavole.
La loro forma era incomprensibile e misteriosa, con uno stile solenne, monumentale. Erano così ritmate perché dovevano comunicare un messaggio autorevole (leggi, riti, ecc) che doveva essere ricordato integralmente senza modifiche.
Erano carmina le leggi delle XII tavole, ma anche le formule magiche, carmen infatti si applica a preghiere, giuramenti, profezie, scongiuri, sentenze, e altre composizioni “ufficiali”.
Il carmen arcaico non è tale per il contenuto, quanto per la forma dal ritmo percepibile e scandito, dalla presenza di figure fonetiche come allitterazione ed assonanze, periodi costruiti con uguale lunghezza e uguale composizione sintattica delle proposizioni: una prosa ricca di ritmo e suoni altamente percepibili.
La poesia arcaica - quindi scritta in Saturni (U - U - U - U - X | - U - U - U) - era molto più debole dal punto di vista stilistico e metrico, in quanto la relativamente libera composizione.
Sono anche dei carmina i brevi epitafi ( o epitaffi, ἐπιτάϕιος, ciò che sta sopra il sepolcro) che sono delle iscrizioni funebri appartenenti al genere dell’elogium, iscrizioni funebri degli uomini illustri.
La tradizione dei carmina non scompare mai del tutto: è un ibrido tra prosa e versi che utilizza molte figura fonetiche che si oppone allo stile casuale e informale della vita quotidiana e non è presente nella letteratura greca ed è l’emblema dell’espressività romana.
Le testimonianze relative ad un patrimonio orale e comico parlano dei versi fescennini (Fescennini versus, da Fescennia, città dell’Etruria oppure da Fascinum, “pene” o “malocchio”) quindi o di origine etrusca o di funzione apotropaica.


Laudationes funebres (II sec. a.c.) 
Sono le forme preletterarie espresse in prosa durante cerimonie pubbliche per i funerali degli illustri, venivano scritti per evidenziare le imprese e le virtù del morto.

Carmen Saliare
È un componimento del collegio Sacerdotale dei Salii che ogni maggio portavano in processione gli ancilia, dodici scudi sacri. Il loro linguaggio era incomprensibile per i Romani. Fu istituito da Numa Pompilio.


Carmen Arvale
Era un inno di purificazione dei campi, che ogni maggio veniva levato dai Frates Arvales che costituivano un collegio di dodici sacerdoti, fondato secondo la leggenda da Romolo.

Carmina convivalia
Erano canti con finalità private e profane, utilizzati come mezzo di intrattenimento per divertire e rendere più affascinanti i modelli ideologici proposti nel testo, con glorie e virtù di personaggi illustri.
Carmina triumphalia
Erano dei canti che i legionari romani improvvisavano in seguito ai loro trionfi militari, da cui prendono appunto il nome. La loro funzione era quella di prendere in giro il vincitore per moderare l’esaltazione del successo con il riso e così facendo non suscitare in lui superbia.
Questi canti fanno parte dei Fescennini in quanto si derideva il trionfatore.