Latino: De rerum natura: 1,1-16 - Inno a Venere

De rerum natura: 1,1-16 - Inno a Venere

Madre dei discendenti di Enea, piacere degli uomini e degli dèi, alma Venere, tu che sotto gli astri trascorrenti del cielo rendi popolosi il mare portatore di navi, le terre feconde di messi poiché grazie a te ogni specie di esseri viventi è concepita e, uscita dal buio, vede la luce del sole: te o dea, te fuggono i venti, te il tuo arrivo le nubi del cielo, per la terra artefice fa spuntare fiori soavi, per te ridono le distese del mare, e il cielo rasserenato risplende di luce diffusa. Infatti, non appena si è rivelato l'aspetto primaverile del giorno, e dischiuso prende vigore il fecondatore soffio di Zefiro, per primi gli uccelli dell'aria te annunziano, te e il tuo arrivo, o dea, colpiti nel cuore della tua forza. Poi bestie selvagge e animali domestici scorrazzano per i pascoli rigogliosi e attraversano a nuoto i fiumi vorticosi: così, conquistato dal tuo fascino, ogni animali ti segue dove ti accinga a portarlo. (Lucrezio)


Analisi 
L'invocazione alla musa è per rientrare nel genere epico. La scelta di Venere non è casuale, poiché nella zona di Napoli era diffuso il culto della dea. Altri motivo possono essere perché Venere è la dea dell'amore, della fecondità e del piacere, perciò il suo culto sarebbe in concordanza con la filosofia epicurea.

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